Il borgo e il castello

 

Il paese di Castello (1-2), costruito su un'alta rupe assestata sulle rive del torrente Soldo, si estende lungo un percorso che dalla parrocchiale si S. Martino sale fino alla rocca: luoghi insigni della sua storia, che racchiudono idealmente il piccolo borgo forrtificato. I meandri dei vicoli restituiscono un tessuto di edilizia tra Cinque e Ottocento pressoché intatto, che lascia trasparire frequenti resti di quella medioevale, salendo dalla parrocchiale alla rocca, incontriamo antichi palazzi decorati, piazze, fontane e lavatoi, porte di accesso al borgo. L'antica fortificazione, che dà il nome al paese, fu in origine feudo della famiglia Confalonieri di Milano e perse la sua funzione difensiva già nel corso del Cinquecento. Il castello doveva avere la forma di un pentagono con un torione a ciascuno degli angoli, cosi come lo rappresenta il Pezzana, in un disegno del 1612, il castello sembra infatti costituito da una base poligonale sulla quale si alza il mastio circolare è privo di mura, di cortine e di torri. Era infatti un castello del genere minimo e nella ruina le sue dimensioni sono precisamente di metri 20x20. Il castello servì per la difesa della valle anche durante la guerra Decennale e sostenne inoltre diversi assalti nelle guerre combattute fra Milanesi e Comaschi (1118 - 1127) e la sua memoria ricorda quindi giornate di persecuzione, vendette, vittorie e sconfitte. Il castello pare venne ridotto in rovine nel 1582 per ordine di Carlo Borromeo, feudatario di tutta la valle, perché diventato rifugio di malfattori che infestavano la valle. Queste rovine erano ancora visibili dopo la seconda guerra mondiale in seguito alla quale, un privato inglese Edmond Schiwerdt nel 1946 lo comprò e cercò in parte di ridare un volto più agibile  al castello di Valsolda, ma purtroppo non ne porto' mai a termine la completa ricostruzione, (oggi la parte ricostruita è stata restaurata e recuperata ad abitazione privata) (3-4). Dell'antico castello e rimasta invece intatta la cappella.

Nel 1900 circa il parroco don Fedele Rusca, fece costruire una croce di ferro da innalzarsi sulla spianata del castello in memoria dei caduti, spostata poi accanto alla chiesette a protezione del paese e dell’intera valle.

Nell'età dei Borromeo quindi il centro della vita sociale di Castello si spostò definitivamente fra le mura della nuova chiesa dedicata a S. Martino, dove trovarono espressione, in tempi diversi, le ambizioni di molti artisti e committenti locali.

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Una piccola curiosità, pare che a Castello la gente vi si insediò già nella preistoria, il tutto  è provato dalle scoperte verificatesi per solito caso fortuito. Alla fine dell'età del bronzo, verso l'età del ferro, si possono ritenere gli oggetti scoperti attorno al 1870 a Castello, proprio dove nel medioevo era sorto il castello. Durante uno scavo al piede di una roccia, appare quella che si può definire un "ripostiglio di asce di bronzo". I pezzi erano 7/8 nascoste sotto due lastre di terracotta, probabilmente due embricchi disposti ad angolo come per formare un tetto, le lastre che avevano lunghezza media 20 cm che si allungavano verso l' estremità a due lati con due alette larghe circa 7 cm. Queste asce sono l'evoluzione metallica delle prime asce di pietra levigata dell'epoca. Gli esemplari di Castello sono i metalli più antichi rinvenuti nella zona e data la posizione in cui furono trovati si può pensare che fossero  stati nascosti come oggetti preziosi, per salvarli in qualche momento di pericolo.

Resta quindi da considerare, che sia per la posizione dominante e facilmente difendibile, sia per la bellezza del luogo e la difficoltà di raggiungerlo da  parte di eventuali nemici il cucuzzolo su cui sorse il castello fu’ da sempre scelto dall'uomo come sede propria.