La chiesa parrocchiale di S. Martino

 

La chiesa parrocchiale di S. Martino, collocata all'inizio dell'abitato e affacciata sul lago Ceresio, fu costruita nel corso del XV secolo e successivamente ampliata per volere di Carlo Borromeo nell'ambito del rinnovamento dell'edilizia religiosa previsto dalla Controriforma. L'antica chiesa, di dimensioni più modeste e corrispondente all'attuale presbiterio, venne ampliata nella seconda metà del '500 ed eretta a parrocchiale nel 1602 per decreto del Card. Federico Borromeo, prima chiesa di Valdolda a staccarsi dalla chiesa di S. Mamete. La semplicità delle linee architettoniche e dall'aspetto esterno - con la sobria facciata a capanna, il campanile a torre quadrata - non lascia intuire la ricchezza dell'apparato decorativo interno, con opere d'arte che testimoniano, tra l'altro, la straordinaria capacità che ebbe la Valsolda di fungere da patria di botteghe artistiche. Unico particolare degno di nota della facciata, oltre alla piccola meridiana posta sul lato sinistro è il bassorilievo posto sopra il portale, rappresentante una pecora che volge il capo e tiene fra le zampe la croce astile metropolitana; dalla croce garrisce una fiamma che ricorda il gonfalone di Milano, che sembra confermare la presenza in loco dei Confalonieri, signori dell'antico castello. Nell'angolo inferiore a destra vi è, inoltre, un bue, simbolo della famiglia Bossi, da cui si originò un ramo dei Confalonieri. Tutti questi elementi fanno presumere che la tavoletta marmorea provenga dai resti del castello demolito. La struttura della chiesa presenta una navata unica con tre ampie cappelle per lato; attraverso l’arco trionfale si accede al presbiterio di forma rettangolare (l’antica chiesa). All’interno la luce giunge solo da due finestre, di cui una, posta nella controfacciata è decorata a mosaico, raffigurata la scena di S. Martino che dona metà del suo mantello ad un povero, in omaggio al santo alla quale la chiesa è dedicata, opera di Carlo Forni di Castello del 1928. 

Il presbiterio

Gli affreschi della volta e delle pareti del presbiterio (1) sono opera della bottega dei fratelli Pozzi di Puria Valsolda e furono realizzati tra il 1590 e il 1600 con un linguaggio che si dimostra aggiornato sulla lezione milanese di Camillo Procaccini. Sulla volta sono raffigurati i Dodici Apostoli, intenti ad osservare al centro la figura del Cristo trionfante (2).

Più sotto, sulle pareti, sono illustrate scene della vita di San Martino e strage degli innicenti, nel registro inferiore, storie di Cristo e della Vergine (3-4), dove di particolare interesse è il primo riquadro sulla destra con la Trinità in forme diverse dall’iconografia tradizionale, quasi a voler ricordare una pietà, con Dio Padre che sorregge il corpo del Cristo morto e lo Spirito Santo al centro tra i due volti. A lato della scena si vede S. Pietro da Verona quale protettore dei due committenti del dipinto, a conferma della connessione tra il Santo martire e Stefano Confalonieri, signore del castello e mandante del suo omicidio.(5) (1)

(3)(4)(5)(2)

Nell’intradosso dell’arco del presbiterio è inoltre, rappresentata l’Assunzione della Vergine, affiancata dai quattro Dottori della Chiesa, S. Girolamo e S. Gregorio, S. Agostino e S. Ambrogio (6).

(6)

Impreziosiscono il presbiterio un coro ligneo del 1622 e l’altare in marmo di Carrara realizzato nel 1781 in sostituzione del secentesco altare in legno e completato nel 1840 con l’aggiunta di un piccolo tempietto su disegno di Carlo Fontana, nipote del più celebre Paolo Fontana di Castello architetto di corte al servizio del principato di Lituania.

Le cappelle

Sulla navata si aprono tre cappelle per lato nelle quali trovano posto affreschi e tele legati sia a devozioni private, sia alla Confraternita del Rosario qui istituita attorno alla metà del Cinquecento.

Cappella del Battistero realizzata nel 1619, con fonte battesimale ottagonale in pietra sormontato da tempietto ligneo. Fa da sfondo l’affresco del battesimo di Gesù’ nelle acque del Giordano e nella volta Dio Padre benedicente, dipinti dal pittore Giovanni Domenico Pozzo (1639).

Cappella della Decollazione di San Giovanni Battista, con pala d’altare del pittore Pietro Vignola raffigurante Salomè che riceve la testa del Battista (1630), e paliotto in scagliola con Esaltazione dell’eucarestia.

Cappella della Madonna del Rosario, affrescata dal pittore Marco Antonio Pozzi su commissione dell’omonima Confraternita nel 1590: al centro domina la figura della Vergine con il bambino, circondata da angeli festanti e musicanti, nell’atto di consegnare il rosario a S. Domenico che, a sua volta, lo affida al Papa Gregorio XIV contornato da re e dignitari dell’epoca. In basso a destra, invece, sono ritratti l’arcivescovo di Milano Gaspare Visconti, il parroco don Domenico Pozzo I (parroco di tutta la Valsolda) e i membri della Confraternita. L’affresco mostra una chiara formazione romana del pittore per i riferimenti specifici alla cultura michelangiolesca dei nudi e di quella di Raffaello per la dolcezza delle forme. Alle pareti laterali, altri due piccoli affreschi con storie di S. Domenico e S. Caterina da Siena (6). Paliotto in scagliola con la Madonna del Rosario. All’interno di una nicchia, collocata sulla destra, si conserva una statua lignea della Madonna del Rosario della fine del Cinquecento (7).

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Cappella di S. Carlo Borromeo, con pala d’altare attribuita da studi recenti al pittore Salvatore Pozzi, raffigurante la Consegna delle insegne vescovili a San Carlo (1613). Anche in questo caso i committenti furono i membri della Confraternita, come attestano sia i registri della Scuola del Rosario sia la presenza della Vergine nella tela. Murato nell’altare un Giudizio Universale in pietra.

Cappella delle Sante Lucia, Caterina e Apollonia, con pala d’altare di del pittore Pietro Vignola (1630). Nella tela le tre sante vengono rappresentate ciascuna con la palma del martirio nella mano sinistra e il simbolo del martirio nella mano destra, gli occhi, la ruota, i denti. Sotto la tela si conserva, purtroppo non in ottimo stato, l'affresco datato 1599, opera attribuita ad uno dei fratelli Pozzi, ovvero Giovan Pietro Pozzi, in questo affresco vendono rappresentate solo due delle tre sante, Lucia e Caterina, nella famosa scena dello sposalizio mistico di santa Caterina d'Alessandria, nell'angolo sinistro sotto santa Lucia il committente dell'opera e dell'intera cappella (8).

(8)

Ex cappella di S. Antonio Abate, la pala d’altare che oggi si conserva copre il più antico affresco di S. Antonio e ritrae la Madonna che consegna il rosario ai SS. Domenico e Caterina da Siena. La pala di committenza privata, come testimoniano i ritratti dei due personaggi in primo piano, uno l’esecutore sulla destra l’altro il committente sulla sinistra, fu eseguita dal pittore veneto Giovan Battista Maganza nel 1615. Sotto la tela, sempre non in ottimo stato, l'affresco datato 1597, purtroppo fortemente rimaneggiato nel corso dei secoli con ridipinture, si vedono ritratti S. Antonio Abate ai lati S. Rocco e S. Bernardo (9) anch'esso attibuito a Giovan Pietro Pozzi. Paliotto in scagliola con S. Antonio Abate.

(9)

In questa cappella una curiosa lapide in marmo bianco porta impressa un’impronta di piede sinistro che la tradizione identifica come l’impronta del piede di Cristo, portata in Valsolda da soldati romani che occupavano la Palestina ai tempi di Gesù’.

La sacrestia

A sinistra della mensa si apre la porta che tramite un corridoio introduce alla sacrestia edificata e ornata tra il 1635 e il 1643. La volta fu affrescata nel 1669 dal pittore Francesco Pagani di Castello con storie dell’Antico Testamento inserite in una ricca decorazione a stucco con nastri e frutta intervallati da teste di cherubini e vasi di fiori. Inoltre arreda la sacrestia un bellissimo armadio realizzato nel 1666 da Manfredo Sala.

Nella controfacciata e posto un bel organo opera di Giuseppe Reina con cantoria, voluto dalla Confraternita del SS. Rosario

In questa chiesa Antonio Fogazzaro, nel suo piu famoso romanzo Piccolo Mondo Antico, immagino' le nozze segrete di Franco Maironi nipote della Marchesa Orsola Maironi, con Luisa Rigey una popolana valsoldese che abita a Castello.